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Dal diario di viaggio Barcolana a Trieste

Le attività sono state pianificate nei minimi particolari, prendendo contatto e programmando le giornate di socializzazione, sport ed inclusione sociale con l’associazione ICS Consorzio Italiano Solidarietà di Trieste, con i coordinatori e gli operatori dei Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo e Rifugiati, ma anche con la Lega Navale di Trieste e gli organizzatori della Regata Internazionale Barcolana. Le attività previste sono state programmate preventivamente e realizzate a bordo della Barca a Vela Rosalmar di  12 m., in quanto non ci è stata data autorizzazione di condurre il Catamarano Maui per motivi di sicurezza, perché multiscafo e, quindi, non incluso. L’itinerario è stato sempre concordato valutando le condizioni meteo che sono al primo posto delle priorità. Grande il rammarico di non poter raggiungere Trieste a bordo del catamarano e non riusciamo a comprendere i motivi di “sicurezza” che ci hanno impedito di utilizzare l’imbarcazione per attuare meglio i percorsi di inclusione sociale. Ma partiamo con l’entusiasmo di sempre, lasciandoci alle spalle il porto di Manfredonia, contemplando tramonti mozzafiato, in un mare azzurro senza confini, poche onde, tanti delfini che corrono a salutarci durante i momenti di navigazione. Notte e giorno si alternano con trepidazione, quasi divenire un tutt’uno senza tempo, dove scandiamo le miglia provando le vele, pescando qualche pesce per nutrirci, immersi nella natura e nei suoi colori indimenticabili. Arriviamo a Trieste lasciando dietro di noi l’ultimo lembo di un’estate ormai in fine e abbracciamo i primi vagiti della bora tipica del luogo, trovando un fortunato ormeggio nella parte centrale del porto. Stanchi ed affamati, dopo tanti giorni di navigazione, assaporiamo la bellezza nordica di una città austera, ma colorata e intrigante, da sempre crocevia di culture, lingue, abitudini che hanno contraddistinto l’umore e la personalità dei suoi abitanti di una terra, da sempre, di confine o di semplice passaggio. Incontriamo presto Gianluca, il coordinatore del centro di accoglienza presso la sede di Consorzio Italiano Solidarietà di Trieste, con cui siamo da sempre in contatto, ma stavolta ci soffermiamo nel raccontare meglio il progetto, l’idea, ogni azione, immaginata, a lungo pensata e da realizzare insieme. Le uscite in barca sono pianificate scupolosamente, pensando alle caratteristiche dei partecipanti e individuando ogni alternativa valida per far sentire loro in sintonia con la barca, l’equipaggio, gli operatori del progetto e il mare. I ragazzi ospiti del Centro di accoglienza, gestito da ICS Trieste, associazione da sempre attiva nella solidarietà e nell’accoglienza, sono tutti richiedenti asilo o rifugiati, provenienti da zone di guerra e di persecuzione, come Afghanistan, Pakistan, Iran, Kurdistan, Sri Lanka, Siria, Iraq, Africa Sub Sahariana e hanno dovuto affrontare un percorso di fuga durato anni, provando sia le rotte via mare, che quelle balcaniche per mettersi in salvo e tentare di ricostruire una nuova esistenza. Le loro storie sono narrazioni di dolore, privazione, riscatto e ogni nuova possibilità, rappresenta, per loro, nel nuovo paese di accoglienza un’opportunità di arricchimento sia psicologico, che sociale, che personale. Il progetto ben si configura come ideale per l’obiettivo che lo riguarda, dove inclusione, integrazione, arricchimento condiviso e opportunità uguale per tutti sono i principi cardine che lo hanno reso attivo e realizzabile e in cui noi crediamo fortemente da sempre. Conosciamo subito gli ospiti del progetto, così come gli operatori e in pochissimo tempo ognuno di noi sembra avere qualcosa dell’altro, in uno scambio senza barriere, di argomenti, storie, gusti culinari, passioni ed esperienze e tanto altro in comune. Tutti sono entusiasti di poter provare questa fantastica opportunità di essere “accolti” in una imbarcazione che per tante persone insieme diviene un piccolo guscio in mezzo ad un mare sconfinato che riflette pochi nitidi raggi di sole e dove ci sente fratelli e compagni di avventura. Provarsi per loro in questa dimensione ha come funzione anche quella di superare i traumi dovuti al viaggio, o almeno a parte di esso, potendo rielaborare vissuti e relazioni anche con la natura, che spesso diviene il nostro più vicino specchio e angolo di rappresentazione di vita. Le uscite in barca sono realizzate a turno, dando la possibilità di vivere in più persone l’esperienza, mentre ogni giorno si concorda insieme decidendo riguardo alla partecipazione del gruppo alla regata finale del 13 ottobre, nel rispetto delle scelte di ognuno. A bordo si sono alternati anche operatori con conoscenza lingue inglese, francese, spagnolo, oltre gli istruttori vela, la psicologa e la coordinatrice. I partecipanti e gli organizzatori del progetto, in accordo con la ATS Buon Vento hanno aderito alla campagna IO ACCOLGO per promuovere il diritto all’accoglienza eall’inclusione universale. La regata è stato un momento di socializzazione e di prova insieme delle competenze acquisite nelle giornate precedenti ed ha messo a dura prova l’equipaggio per mancanza totale di vento. E’ stato, comunque, emozionante ritrovarsi insieme a gareggiare, affiancati da oltre 2000 barche e ogni partecipante ha ricoperto un ruolo ben specifico all’interno della regata, acquisendo tecniche di gestione della barca anche senza vento, proteggendo l’imbarcazione con i parabordi da eventuali piccole collisioni, vista la prossimità con tante altre barche, percepire refoli e correnti, andature, movimenti; la partecipazione è stata allietata anche da momenti insieme di convivialità e di piccoli pasti e aperitivi preparati insieme, mescolando gusti e tradizioni all’insegna del vivere insieme. Le attività si sono concluse alla ore 18.00. A terra abbiamo cenato insieme a tutti i partecipanti per poi ripartire a bordo verso Otranto, per oltre 500 miglia. Siamo stati felici di poter costruire un percorso in rete e in sinergia con un’altra Associazione esperta nell’accoglienza migranti, attuando conoscenza reciproca e cooperazione per la pianificazione delle attività di inclusione sociale a favore dei migranti. E’ stato possibile provarsi insieme nel superamento fattibile delle barriere linguistiche di retaggio, attraverso le opportunità di far fare qualcosa di diverso ai migranti accolti nei centri, in particolare in questo difficile periodo storico di chiusura e stigmatizzazione. La realizzazione delle attività in un ulteriore territorio quale quello di Trieste, fortemente minato da difficoltà nell’inclusione dei migranti, ci ha messo tutti a dura prova, ma ne siamo usciti vincenti, andando oltre ai tentativi di stigmatizzazione e di pregiudizio, purtroppo oggi fortemente intrisi in gran parte della popolazione. La rielaborazione dei processi emotivi/psicologici negativi vissuti e sedimentati durante la propria esperienza di vita nel percorso di fuga, ha trasformato un possibile rifiuto verso il mare da parte dei cittadini migranti, e quindi verso la vita, in esperienza positiva e costruttiva, mediante integrazione con l’equipaggio a vela, con il gruppo, nell’apprendimento e nella quotidiana vita in mare, la narrazione dei vissuti e apertura verso l’altro, l’ accrescimento di autonomia, opportunità e capacità relazionale e gestionale del sé, del gruppo. Ci resta un ricordo indelebile, fatto di gesti e di racconti quotidiani, dove lo spazio diviene luogo comune per conoscersi davvero e arricchirsi in uno scambio senza confini!!!

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